Dal convento alla massoneria: donne in cerca del Grande Architetto dell'Universo a cura di Silvana Bartoli

Novara - Archivio di Stato - Sala Giusepe Amelio - Corso Cavallotti - FAI - Delegazione novarese

Venerdì 25 novembre ore 17.15 - Categoria 1 (es. promozione della cultura)

Nonostante la pratica, diffusa e devastante, delle monacazioni coatte, molte donne hanno vissuto il convento come luogo di libertà e sicurezza. Erano libere della potestà maritale, che ancora in tempi non lontani non era uno scherzo, erano libere dall'obbligo di continue gravidanze (prima causa di morte per le donne in età fertile) dovevano però pagare il prezzo della sudditanza a una regola. Non è certo nuova la constatazione che gli esseri umani sono disposti a barattare un pò di felicità per un pò di sicurezza; o forse la condizione umana è tale per cui soltanto la sicurezza consente di pensare alla felicità. Dunque non è senza significato che l'ultima monaca coatta dell'Ottocento italiano, appena riuscì a liberarsi dalle catene conventuali, si sia impegnata nella fondazione di una loggia massonica, sostenuta da sua sorella che monaca non era mai stata: di nuovo il bisogno di una divisa che dia sicurezza? O il bisogno di un maggiore impegno per la libertà femminile in nome dei diritti umani inalienabili?