Mercoledì 21 marzo 2018 - Lucrezia Borgia: avvelenatrice o strumento dell'ars politica

Senno maturo a la più verde etade, (...) giunta a somma beltà somma onestade canta Pietro Bembo in un sonetto di stile petrarchesco, ai primi del Cinquecento, rivolgendosi alla donna di cui è innamorato, verosimilmente a Lucrezia Borgia. Eppure già ai suoi tempi e successivamente per decenni, nell'immaginario collettivo Lucrezia viene solitamente ricordata come una donna bellissima e corrotta, un'avvelenatrice incestuosa, ricettacolo di tutte le aberrazioni di cui sia capace il sesso femminile. Occorre fare giustizia della sua fama e distinguere quanto di falso hanno divulgato, riguardo a lei, i nemici del potentissimo e intoccabile padre, papa Alessandro VI, per vendicarsi di torti subiti non certo da parte di una ragazza che, come le altre di nobile lignaggio, erano pedine sacrificate agli interessi della famiglia. E se oggi ci scandalizza la condotta immorale del padre, che ebbe cinque figli da due donne diverse, occorre ricordare che a quei tempi la condotta di papa Borgia non era così stigmatizzata. Nepotismo e illegale paternità, anche dei religiosi, non sollevavano grosse critiche nella società italiana, abituata a concepire la curia vescovile come un centro di potere politico. La splendida adolescente, che diede il suo volto a Santa Caterina d'Alessandria nel dipinto del Pinturicchio, fu costretta a un primo matrimonio, appena tredicenne, con Giovanni Sforza, signore di Pesaro. Fu proprio lui, costretto a rinunciare alla moglie, dichiarando il matrimonio non consumato, a gettare fango sulla fama di Lucrezia, che nel frattempo convolava a nozze, a diciotto anni, con Alfonso d'Aragona, duca di Bisceglie. Matrimonio d'amore, funestato dalla morte del marito per mano di Cesare Borgia, fratello di Lucrezia. A questo punto la giovane decise di mettere molti chilometri fra sé e la famiglia, accettando di trasferirsi a Ferrara, sposando Alfonso I d'Este a cui diede sette figli. La sua grazia ed eleganza, associata a una solida formazione di corte e a una profonda cultura, fecero di lei una vera first lady del Cinquecento, rappresentativa di quel rinascimento "al femminile" magistralmente illustrato da Maria Bellonci.